Punto Nave
Maysoon Majidi in fuga dall’Iran per la libertà: ora è perseguitata nel nostro “porto sicuro”
Majidi, che rischia da 6 a 16 anni di carcere e una multa di 15mila euro per ogni persona trasportata, ha intrapreso in cella lo sciopero della fame, fino a ridursi a 38 chili. Ora che ne è fuori, spero abbia trovato qualcuno pronto ad accoglierla in questo “porto sicuro” che sicuro non sembra più.
Cronaca - di Ammiraglio Vittorio Alessandro

Maysoon Majidi è stata liberata e aspetterà il processo non più rinchiusa in una cella. È accusata di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di “avere condotto la barca mettendo in pericolo le persone e (svolto un’attività) caratterizzata dal fine del profitto”.
Era perseguitata in Iran per non aver indossato correttamente l’hijab durante le giornate di protesta contro l’uccisione di una militante curda e, sulla barca che l’ha portata in Italia, si è mossa troppo liberamente e troppo ha assistito gli altri dando da mangiare, coprendoli: per l’accusa non può che essere stata una scafista, nonostante le testimonianze contrarie. Gli attuali orientamenti impongono infatti una logica stringente: se c’è una barca, c’è anche qualcuno che la conduce e dirige chi sta a bordo, e questi non può che essere un trafficante. Come se i trafficanti, quelli veri, fossero nocchieri pronti a mettere a repentaglio la propria vita e a curare gli altri, piuttosto che vivere negli agi. Majidi, che rischia da 6 a 16 anni di carcere e una multa di 15mila euro per ogni persona trasportata, ha intrapreso in cella lo sciopero della fame, fino a ridursi a 38 chili. Ora che ne è fuori, spero abbia trovato qualcuno pronto ad accoglierla in questo “porto sicuro” che sicuro non sembra più.
- Chi è Maysoon Majidi, la storia della donna accusata ingiustamente di essere una scafista
- Maysoon Majidi liberata dopo 10 mesi di reclusione, l’attivista curdo-iraniana accusata di essere una “scafista”
- Così l’hanno incastrata manipolando il testimone: la vicenda di Maysoon Majidi da 5 mesi sbattuta in carcere
Si discute se l’ingiustizia da lei subita in Italia sia frutto di sfrenatezza dei giudici o delle circostanze ostili. Niente di tutto ciò: Majidi, dopo la persecuzione ideologica in Iran, è vittima di un nuovo torto, vibrato stavolta da facili slogan (“Andremo a cercare gli scafisti lungo tutto il globo terracqueo”) e dagli indirizzi governativi, venati di razzismo, cui molti funzionari si adeguano, qualcuno compiaciuto. Non so se davvero Meloni sia cresciuta alla Garbatella: se così fosse, avrà senz’altro visto come sia possibile, per non soccombere, salvarsi ai margini della legge con gli altri, piuttosto che sugli altri; questo nei quartieri poveri, figuriamoci in mare. Parthenope, lo straordinario nuovo film di Sorrentino, si chiude con la voce inattesa di uno dei protagonisti: “Ricordatevi che Dio non vuole bene al mare”. Meloni gli vuol bene ancora meno.