Fuga di notizie
USA attaccano gli Houthi in Yemen, giornalista aggiunto per sbaglio alla chat: “Violato l’Espionage Act”
Il direttore dell'"Atlantic", Jeffrey Goldberg, aggiunto per errore nella conversazione in cui si pianificava l'offensiva in Medio Oriente. Quando l'attacco si è consumato, il giornalista ha capito che quel gruppo era autentico
Esteri - di Redazione Web

Quando ha saputo dell’attacco, Jeffrey Goldberg, ha capito che era tutto vero: che quell’attacco alle postazioni dei ribelli sciiti Houthi in Yemen era quello di cui si parlava in una chat in cui era finito per sbaglio per errore dell’amministrazione degli Stati Uniti guidata dal Presidente Donald Trump. Errore gravissimo considerando che Goldberg è un giornalista, direttore dell’Atlantic, che ha raccontato l’episodio in un articolo sul sito della rivista, peraltro molto critica verso il governo americano. All’inizio, non ci poteva credere.
“Dopo aver ricevuto il testo di Waltz relativo al ‘piccolo gruppo Houthi PC’, ho consultato diversi colleghi. Abbiamo discusso della possibilità che questi testi facessero parte di una campagna di disinformazione, avviata da un servizio di intelligence straniero o, più probabilmente, da un’organizzazione mediatica, il tipo di gruppo che tenta di mettere i giornalisti in posizioni imbarazzanti e a volte ci riesce. Avevo forti dubbi sul fatto che questo gruppo di testo fosse reale, perché non potevo credere che la leadership della sicurezza nazionale degli Stati Uniti avrebbe comunicato su Signal i piani di guerra imminenti. Non potevo nemmeno credere che il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente sarebbe stato così sconsiderato da includere il caporedattore di The Atlantic in tali discussioni con alti funzionari statunitensi, fino al vicepresidente incluso”.
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L’episodio è molto grave visto che il piano militare era segreto. Per condividere il messaggio è stato utilizzato Signal, il servizio di messagistica crittografato che però non è autorizzato dal governo per le comunicazioni di informazioni classificate. È utilizzato per comunicazioni non confidenziali, per fissare le riunioni per esempio o per questioni logistiche. Goldberg ha scritto che ad aggiungerlo a Signal è stato un utente indentificato come Michael Waltz, il consigliere per la Sicurezza Nazionale, lo scorso 11 marzo. Due giorni dopo il giornalista è stato aggiunto al gruppo “Houthi PC Small Group”, in cui PC sta per Principals Committee, un organo di cui fanno parte i più alti funzionari del governo incaricati della sicurezza nazionale.
L’attacco è stato condotto sabato 15 marzo: a quel punto Goldberg ha cominciato a credere che il gruppo fosse autentico. Gli Houthi sono una milizia sciita che dal 2014 controlla gran parte del territorio dello Yemen, sono legati all’Iran, fanno parte dell’alleanza che la Repubblica Islamica degli ayatollah ha intessuto in questi anni in Medio Oriente. Decine le postazioni colpite mentre nell’ultima settimana Israele ha ricominciato a colpire, facendo saltare la tregua a Gaza e minacciando quella con il Libano. Goldberg ha lasciato il gruppo, in cui si esultava per l’attacco e contattato il governo. Ha pubblicato alcuni screenshot delle conversazioni in cui si pianificava l’attacco e ha ipotizzato violazioni dell’Espionage Act. Al giornalista un portavoce del Consiglio di Sicurezza, ha confermato che il gruppo era vero.
“Waltz e gli altri funzionari a livello di gabinetto – si legge ancora – stavano già potenzialmente violando la politica governativa e la legge semplicemente scambiandosi messaggi di testo sull’operazione. Ma quando Waltz ha aggiunto un giornalista, presumibilmente per errore, al suo comitato dei principali, ha creato nuovi problemi di sicurezza e legali. Ora il gruppo stava trasmettendo informazioni a qualcuno non autorizzato a riceverle. Questa è la definizione classica di una fuga di notizie, anche se non intenzionale, e anche se il destinatario della fuga di notizie non credeva effettivamente che si trattasse di una fuga di notizie fino a quando lo Yemen non è stato attaccato dagli americani”.
Di tutto questo, Trump ha dichiarato di non saperne niente. Ha comunque attaccato The Atlantic, definendola “rivista terribile”. Il portavoce del consiglio per la sicurezza nazionale Brian Hughes ha ammesso l’errore è commentato che “il numero del direttore è stato erroneamente incluso in una chat di gruppo altamente confidenziale”. Il New York Times ha chiesto le dimissioni del capo del Pentagono, Pete Hegseth. “Se avesse un minimo di onore, si dimetterebbe”. Ha scritto David French, veterano dell’Iraq ed ex avvocato dell’esercito, che “non ho mai sentito nulla di così eclatante” e che “non c’è un ufficiale vivo la cui carriera sopravvivrebbe a una violazione della sicurezza del genere”.