Il vertice europeo dei volenterosi

Giorgia una comparsa a Parigi: Meloni scaricata dall’Europa

Missione a Kiev sotto egida Nato? L’idea della premier non sfiora neppure inglesi e francesi. Stufi della litania della premier trumpiana: “Senza Usa non si fa nulla”

Politica - di David Romoli

28 Marzo 2025 alle 08:00

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AP Photo/Thibault Camus
AP Photo/Thibault Camus

L’Europa, o almeno quella parte non solo dell’Unione ma del Continente che più conta, viaggia in una direzione opposta a quella auspicata, indicata e sostenuta da Giorgia Meloni. Nel giro di due mesi, quelli del resto in cui è cambiato tutto da ogni punto di vista, il terreno per la premier più favorevole, quello della politica estera, si è trasformato nel più accidentato.

Non stupisce che abbia lasciato il vertice di Parigi, ieri, senza una parola né ufficiale né riservata ai giornalisti. Ha lasciato l’Eliseo, appena terminato il vertice dei “volenterosi”, senza neanche aspettare la conferenza stampa del padrone di casa Macron, quasi insalutata ospite. In patria aveva già diffuso un video nel quale però alla politica internazionale non accennava neppure, concentrandosi invece su quel premierato che aveva messo nel cassetto da mesi e che nel cassetto tornerà fino alla fine della legislatura. Le note ufficiose di palazzo Chigi si fingono almeno un po’ soddisfatte. Segnalano che il presidente francese, bontà sua, ha chiesto approfondimenti tecnici sulla proposta italiana di garantire la sicurezza dell’Ucraina, quando la guerra sarà finita, puntando sull’estensione dell’art. 5 del Trattato Nato anche a Kiev, pur esterna all’Alleanza. I dettagli tecnici, promette Chigi, saranno forniti all’Eliseo al più presto. Ma la realtà è che la premier ha lasciato ieri il vertice sconfitta su tutta la linea. Il suo silenzio stavolta non stupisce ed è casomai pienamente comprensibile, persino giustificato.

“Una partecipazione italiana a eventuali missioni di peacekeeping non decise dall’Onu non è prevista”, ha ripetuto Giorgia alla trentina di capi di governo convenuti nella capitale francese. È la linea concordata dalla maggioranza e non c’erano dubbi sul fatto che la premier non avrebbe deviato di un millimetro. Del resto quella è davvero anche la sua posizione, non solo il frutto di una mediazione con Salvini. Ma l’obiettivo non era tanto smarcarsi quanto spostare sulla stessa linea il resto d’Europa. Se la missione dovesse partire davvero l’Italia dovrebbe confermare la sua indisponibilità, pena l’esplosione della maggioranza ma ne pagherebbe e forse anzi già ne paga il prezzo in termini di credibilità e affidabilità in Europa. Dunque la premier sperava davvero che la sua posizione fosse fatta propria anche dai leader più bellicosi, il francese e l’inglese.

Non è andata così. La decisione di annunciare l’invio di una equipe anglo-francese in Ucraina con il compito di “preparare l’esercito ucraino di domani” non ha alcun rilievo dal punto di vista militare ma ne ha moltissimo da quello politico. Si tratta di inviare addestratori militari e certamente ce n’erano già da ben prima dello scoppio della guerra. La differenza sta nel farlo alla luce del sole, annunciandolo pubblicamente. È un passo importante sulla strada di un impegno europeo diretto a sostegno di Kiev ma è soprattutto una mossa simbolica decisa per dimostrare che gli anglo-francesi fanno sul serio e intendono assumersi in prima persona, con i circa 30 altri Paesi convenuti ieri all’Eliseo, la garanzia della sicurezza dell’Ucraina.

Sotto il pelo dell’acqua il vero oggetto del summit era come disporsi nei rapporti difficilissimi con l’America di Trump. La premier italiana ha chiesto che gli Usa siano invitati al prossimo vertice. Forse le verrà data soddisfazione e forse no ma la cosa non ha soverchia importanza dal momento che la linea prevalente in Europa è già chiarissima. A parole tutti hanno esaltato i saldi vincoli tra Usa e Vecchio Continente, lodando sia Trump che il suo tentativo di ottenere prima una tregua e poi la pace. Ma era solo un’esigenza diplomatica perché i giudizi sulla situazione, sulla affidabilità di Putin, sulle intenzioni della Russia smentiscono in radice la posizione della Casa Bianca. Per l’Italia “senza gli Usa non si può fare niente”. Inghilterra e Francia si preparano appunto a fare a meno degli Usa e forse ad attestarsi su una posizione opposta. Per Giorgia, per la prima volta davvero isolata e spinta verso il limbo degli infrequentabili dell’estrema destra europea è lo smacco più cocente.

Sui dazi tutto indica che non andrà meglio. Una decisione non è ancora stata presa ma gli umori tirano certamente più verso una guerra commerciale che verso quella ricerca di mercati alternativi alla quale aveva alluso lo stesso Draghi. Ma la guerra commerciale è proprio quel che palazzo Chigi e il ministero dell’Economia più temono. In un quadro così critico ci si può stupire se Giorgia preferisce di gran lunga parlare di premierato e dei record di sopravvivenza del suo governo piuttosto che dei guai enormi che la assediano dall’estero?

28 Marzo 2025

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