Nelle sale dal 27 marzo

Al cinema ‘Le assaggiatrici’, il film di Silvio Soldini: complici e vittime le donne dimenticate nella tana del Fuhrer

Tratto dall’omonimo romanzo di Rosella Postorino, la pellicola narra la storia di Margot Wolk e delle sue compagne, costrette a delibare il cibo destinato a Hitler per il timore che fosse avvelenato

Spettacoli - di Chiara Nicoletti

30 Marzo 2025 alle 23:00

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Al cinema ‘Le assaggiatrici’, il film di Silvio Soldini: complici e vittime le donne dimenticate nella tana del Fuhrer

È stato presentato con grande successo a Bari nell’ambito della 16esima edizione del Bif&st ma per i temi trattati sarebbe stato perfetto a rappresentarci alla scorsa Berlinale, Le assaggiatrici di Silvio Soldini, tratto dal romanzo omonimo di Rosella Postorino, edito da Feltrinelli e ora nei cinema italiani dal 27 marzo con Vision Distribution. Con un cast di giovani attori tedeschi, tra cui i protagonisti Elisa Schlott e Max Riemelt, il film si ispira alla vicenda di Margot Wölk, una donna tedesca che, poco prima di morire, nel 2012, all’età di 94 anni rivelò al mondo un segreto che aveva custodito per tutta la vita: aveva fatto parte di un gruppo di giovani donne costrette per più di due anni ad assaggiare il cibo per Hitler, quando il dittatore era nascosto nella Tana del Lupo; dopo ogni pasto dovevano attendere un’ora per avere la certezza che quel cibo non fosse avvelenato.

Nessuno aveva mai saputo dell’esistenza delle assaggiatrici. Margot Wölk è stata l’unica tra loro a sopravvivere alla fine della guerra. Silvio Soldini porta al cinema questa storia scrivendola con Doriana Leondeff (con lui a Bari per l’anteprima), Lucio Ricca, Cristina Comencini, Giulia Calenda e Ilaria Macchia. In occasione dell’incontro sul film a Bari, il regista di Pane e Tulipani rivela da subito il perché della fascinazione per la vicenda venuta così tardi alla luce: “L’incontro con questo libro è stato felice, sono stati i miei due produttori, Lionello Cerri e Cristiana Mainardi a propormelo per un film e ho subito capito che c’era pane per i miei denti. Innanzitutto la scrittura di Rosella ti trascina attraverso questo racconto scritto in prima persona. Il personaggio di Rosa poi, mi sembrava molto bello, pieno di sfaccettature, di profondità, mi faceva venir voglia di raccontarlo assolutamente per quello che le succede, per questo suo bisogno di vita continuo. Come cambia attraverso le stagioni a seconda degli avvenimenti, è un personaggio molto solo, l’intera famiglia non c’è più, praticamente. Come sapete, nel mio cinema, ci sono sempre stati tanti personaggi femminili e quindi in più mi sembrava un po’ un coronamento poter raccontare un gruppo di donne, sette. Costrette intorno a un tavolo, dovevano per forza assaggiare del cibo che poteva essere velenoso quindi per più di un anno dovevano recarsi in questa scuola trasformata in caserma a fare questa specie di roulette russa, questa è un’idea e una situazione pazzesca”.

Spesso compagna di scrittura di Soldini, Doriana Leondeff, David di Donatello e Nastro D’Argento proprio per Pane e Tulipani, approfondisce nei dettagli l’approccio alla trasposizione del libro di Postorino: “Con Silvio questo è il nono film che scriviamo insieme ed è il secondo tratto da un romanzo, il primo era stato Brucio nel vento tratto da Ieri di Ágota Kristóf. Sebbene il mio ruolo di sceneggiatrice richiederebbe un atteggiamento un po’ predatorio nei confronti della letteratura, individuare una buona trama e farla propria, io non non ci sono mai riuscita, perché per me la fascinazione passa attraverso la scrittura. Luchino Visconti sosteneva che è più facile fare un bel film da un romanzo mediocre. Ecco, non è questo il caso perché per me la scrittura di Rosella è potente, tesa, con un’eleganza calorosa e abbiamo cercato di restituire questo sentimento. Abbiamo approfondito solo il segmento di racconto che comincia con l’arrivo di Rosa”.

Presente all’anteprima de Le assaggiatrici anche l’autrice Rosella Postorino, entusiasta della resa cinematografica del suo romanzo: “Vedere il film è stato come vedere qualcosa che conoscevo ma contemporaneamente di nuovo, mi ha creato la tensione del ‘chissà come va a finire’ pur sapendolo. Ho visto come quella tensione è stata resa con le immagini lì dove io l’avevo trasferita con le parole. Ho sentito che lo spirito del mio libro era stato mantenuto, pur diventando altro”. Una volta scoperto il segreto di Margot Wölk e interiorizzata l’idea che le assaggiatrici siano esistite davvero, sottoposte ad un gioco macabro e controverso, si fatica a non interrogarsi sul come mai questa vicenda sia rimasta totalmente nell’oblio fino a circa 13 anni fa.

La domanda inevitabile passa nella mani di Soldini, Leondeff e Postorino ed è proprio quest’ultima a suggerire una risposta amara, quella che si è data prima e soprattutto durante la scrittura di questa storia: “Anche io mi sono chiesta perché Wölk avesse tenuto questo segreto per tutta la vita ed è morta prima che potessimo incontrarci, senza che potessi chiederglielo. Credo che lo vivesse come una forma di colpa, di responsabilità. Questo è un romanzo sulla colpa, sulla possibilità di scivolare nella colpa senza sceglierlo, cioè sulla possibilità di andare verso il male senza deciderlo, senza ideologia, senza aderire neanche a nessuna convinzione. Margot Wölk così come il suo corrispttivo nel film e nel libro, Rosa, si dichiarava non nazista ed era questo il paradosso per me, il fatto che qualcuno che si dichiarasse non nazista e che addirittura in quelle interviste che io avevo letto, diceva che ‘Hitler era un porco che mi ha rovinato la vita’, avesse messo a repentaglio la propria vita tutti i giorni per salvaguardare quella di Hitler. Era proprio questo corto circuito che mi interessava, il fatto che lei fosse stata vittimizzata dal regime nazista però in questa vittimizzazione lei diventava complice, diventava colpevole e questa cosa potenzialmente ci riguarda tutti. Cioè la possibilità di scivolare nella colpa senza una convinzione ideologica che ci porta verso quella colpa, cioè la possibilità di fare il male senza decidere per il male. Come dice Primo Levi: basta non guardare, basta semplicemente essere indifferenti e inerti rispetto a ciò che accade. Quella di Wölk era una forma di vergogna, una forma di colpa che è sia collettiva che personale”.

Consapevole della rilevanza e della contemporaneità di questo racconto filmico, la Direttrice marketing e comunicazione di Vision, Laura Mirabella ci dà la felice notizia che l’autenticità del film sarà garantita anche da una sua distribuzione in sala in versione originale tedesca con sottotitoli, ad affiancare la versione doppiata e che il film è stato già venduto in più di 50 paesi (tra cui la Germania). Prendendo a prestito il commento di Postorino sul pericolo di diventare complici di efferatezze per il solo atto di assistervi, rimanendo indifferenti, Soldini riflette su quanto Le Assaggiatrici sia diventato “anche” un film sull’oggi: “Mentre scrivevamo la sceneggiatura e abbiamo poi iniziato a girare, il rapporto tra il film e il mondo attuale è diventato più intimo – sottolinea. Nella prima metà sembra un film distopico, perché in effetti, se ci pensate, tolte o cambiate le divise, con qualche accorgimento di scenografia e di costumi, potrebbe essere un film ambientato fra venti o trent’anni senza tanta difficoltà a livello di fantasia, no? E questo fa pensare”.

30 Marzo 2025

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