La sentenza del Tribunale di Parigi
Perché Marine Le Pen è stata condannata, l’ultradestra mondiale ferita: “Democrazia francese giustiziata”
Marine è stata ritenuta colpevole di appropriazione indebita di fondi pubblici: avrebbe sottratto 2,9 milioni di euro di risorse Ue a vantaggio del partito
Esteri - di Umberto De Giovannangeli

Quasi 3 milioni di “ostacoli” le hanno sbarrato la corsa all’Eliseo. Il tribunale di Parigi ha dichiarato ieri Marine Le Pen e altri 8 eurodeputati colpevoli di appropriazione indebita di fondi pubblici. Le Pen è stata condannata a 4 anni di reclusione, di cui due da scontare con braccialetto elettronico, a una multa di 100mila euro e a cinque anni di ineleggibilità con esecuzione immediata per gli impieghi fittizi al Parlamento europeo. La leader di Rassemblement national comunque non andrà in carcere.
I giudici hanno deciso di applicare la pena massima, compresa quella accessoria che sconvolge ora la politica francese: ineleggibilità con “esecuzione immediata” per la leader dell’opposizione, già tre volte candidata all’Eliseo. In attesa dell’appello, Le Pen non potrà quindi partecipare a nessuna elezione e sfuma così anche la possibilità di partecipare alle presidenziali previste nel maggio 2027. I fatti contestati risalgono a un periodo compreso tra il 2004 e il 2016, quando l’allora Front National avrebbe usato quasi sette milioni di euro ricevuti dal Parlamento europeo per pagare assistenti parlamentari a Strasburgo ma che, secondo l’accusa, lavoravano invece per il partito a Parigi. Oltre a Le Pen, tra gli imputati c’erano undici ex eurodeputati, dodici assistenti parlamentari e quattro collaboratori del partito, nonché il partito stesso come persona giuridica.
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I magistrati francesi hanno raccolto testimonianze, messaggi interni e altre prove a sostegno dell’accusa. Il tribunale di Parigi ha stimato che il danno complessivo sia stato di 2,9 milioni di euro, in quanto il Parlamento europeo «si è fatto carico di persone che in realtà lavoravano per il partito di estrema destra francese». “Se i fatti non hanno portato a un arricchimento personale diretto, i fatti costituiscono un aggiramento democratico”, ha detto la presidente della corte. “È un arricchimento del partito, un aggiramento delle norme che regolano il finanziamento dei partiti politici e quindi un aggiramento democratico”. Gli avvocati di Le Pen hanno già annunciato il ricorso in appello, ma viste le tempistiche della giustizia d’oltralpe si tornerà in aula non prima dell’autunno del 2026, pochi mesi prima del voto. A poche ore dalla sentenza, Le Pen aveva sottolineato che i giudici avevano tra le mani «un potere di vita o di morte» sul Rassemblement National, il gruppo politico più numeroso all’Assemblée National. La leader non voleva credere a una condanna, tanto più con applicazione immediata dell’ineleggibilità. «Non credo che si spingeranno fino a questo punto» diceva, mettendo avanti un rischio per il gioco democratico.
Secondo un sondaggio dell’Ifop per il Journal du Dimanche, se si tenesse ora il primo turno delle elezioni presidenziali, Le Pen arriverebbe in testa con una forchetta tra il 34% e il 37% delle intenzioni di voto, a seconda dei candidati a lei contrapposti. “Oggi, non è solo Marine Le Pen che viene ingiustamente condannata. È la democrazia francese che viene giustiziata”, scrive su X Jordan Bardella, giovane presidente di RN, il più accreditato a succedere alla 56enne leader nelle presidenziali. Del piano B “come Bardella”, nessuno osa parlare ufficialmente. Nel silenzio, restano i sondaggi: secondo il 60% dei francesi sarà Bardella il candidato presidente per il RN fra due anni. Anzi, il 43% “si augura” che sia così. Contro il 42% che resta fedele alla candidatura della leader.
«La Francia è ancora una democrazia?», si chiede Eric Ciotti, l’alleato di Marine Le Pen fin dalle ultime elezioni legislative. «Il destino democratico della nostra nazione confiscato da una scandalosa decisione giudiziaria», scrive l’ex presidente di LR. Anche Eric Zemmour, rivale di Marine Le Pen all’estrema destra, reagisce con rabbia: «Non spetta ai giudici decidere per chi il popolo debba votare. Qualunque sia il nostro disaccordo, Marine Le Pen ha il diritto di candidarsi alle elezioni. Mi dispiace che i politici abbiano dato ai tribunali questo potere esorbitante di loro iniziativa. Tutto deve cambiare». “La decisione di rimuovere un rappresentante eletto dovrebbe spettare al popolo”, ha scritto su ‘X’ Jean-Luc Mélenchon, fondatore di La France insoumise, con toni simili a quelli di Zemmour, ma da sinistra. Se l’estrema destra reagisce con sdegno, le altre forze politiche francesi fanno notare che la legge è uguale per tutti.
Marine Le Pen «deve pagare la sua pena perché “è un’imputata come tutti gli altri», ha dichiarato Marine Tondelier, segretaria nazionale degli ecologisti. «Quando si danno lezioni di esemplarità a tutti, bisogna cominciare ad applicarle a se stessi», ha aggiunto, ricordando di essere anche consigliere comunale di opposizione nella roccaforte del RN di Hénin-Beaumont (Pas-de-Calais). L’ineleggibilità «è una disposizione di legge. Quando è stata votata all’Assemblea, Marine Le Pen non si è opposta, non ha votato contro. Quindi è soggetta alla legge come tutti gli altri». Intanto sono arrivate le prime reazioni con la Russia che ha criticato la condanna parlando di “una violazione delle norme democratiche”, ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, e il premier ungherese Viktor Orbán che si è subito schierato con Le Pen lanciando l’hashtag “Je suis Marine”.
Nell’elenco dei fans sconsolati non poteva mancare Matteo Salvini. «Chi ha paura del giudizio degli elettori, spesso si fa rassicurare dal giudizio dei tribunali» dice Matteo Salvini, spiegando che «a Parigi hanno condannato Marine Le Pen e vorrebbero escluderla dalla vita politica. Un brutto film che stiamo vedendo anche in altri Paesi come la Romania». Prosegue il vicepremier e leader della Lega: «Quella contro Le Pen è una dichiarazione di guerra da parte di Bruxelles, in un momento in cui le pulsioni belliche di von der Leyen e Macron sono spaventose. Non ci facciamo intimidire, non ci fermiamo: avanti tutta amica mia!». Della serie, dimmi con chi vai, ti dirò chi sei.