Le dichiarazioni della premier

Perché meglio figli dei fiori che figli della celtica: la semplificazione dell'”Europa grande comunità hippie” di Meloni

E perché non fattoni o flippati, consultando l’abbecedario regressivo della destre? Se Giorgia Meloni avesse detto direttamente “zecche”, tutto sommato sarebbe stata più sincera verso se stessa e il suo programma post-fascista

Politica - di Fulvio Abbate

1 Aprile 2025 alle 10:00

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Photo by Mauro Scrobogna / LaPresse
Photo by Mauro Scrobogna / LaPresse

Giorgia Meloni, ospite di Carlo Calenda al congresso confidenziale di Azione, almanaccando sul tema della incerta prossimità dei democratici governi del Vecchio Continente con il Dipartimento Stato degli Usa al tempo dell’irrituale Donald Trump, per la difesa, appunto, dell’Europa stessa nei giorni dell’aggressione all’Ucraina, dopo avere chiamato in causa i presunti desiderata, ai suoi occhi, forse voluttuari, di Elly Schlein, ha attribuito sempre a quest’ultima, segretaria di un non meno incerto Pd, l’intento testuale di far sì che “l’Europa diventi una grande comunità hippie”.

Un’evidente semplificazione, certamente derisoria, sminuente, riferita a un’illusoria adolescenza della strategia politica, pronunciata per altro con puntuta perizia mistificatoria, accompagnata dalla propria prossemica abituale, populista, cibo per i suoi utenti nei social. Parole, quelle della premier Meloni, aderenti a chi semmai giunge da una subcultura politica e identitaria che nei primi anni Settanta, innalzando la celtica, reputava “blasfemo” e offensivo per la “civiltà e i valori dell’Occidente” perfino la pellicola di “Jesus Christ Superstar”, film-manifesto, sia pure nel decoro hollywoodiano, della “controcultura” a stelle e strisce.
La bandiera rovesciata in segno di rifiuto della guerra del Vietnam come segno visivo e araldico da immaginare come testo a fronte, se non proprio degli hippie intenti a infilare perline, di sicuro dagli studenti di Berkley in lotta. Per completezza, restando tra Ghirardelli Square di San Francisco e North Beach, ci sarebbe altrettanto da citare alcuni autori, ma forse è giusto che a semplificazione dialettica si risponda con la medesima moneta scadente, magari innalzando anche il cartello giallo della “Peace and love” di John e Yoko, per protesta distesi nudi sul lettone con vista su Manhattan.

Citando ancora la felice e iridata stagione dei “figli dei fiori”, il suo mandala fantasmagorico a latere – le suggestioni psichedeliche, sia musicali sia indotte dalle sostanze, poco importa se erba o Lsd, la rivoluzione sessuale e il suo profeta Wilhelm Reich, se non l’intera “Summer of Love” dell’estate 1967, l’orgasmo sonoro e danzante collettivo di Woodstock, l’ombelico e gli occhiali tondi di Janis Joplin e la chitarra in fiamme di Jimi Hendrix, Abbie Hoffman, e mettiamoci pure Carlos Castaneda e la sua “scuola dello stregone”, i versi dei poeti beat (Ginsberg, Corso, Ferlinghetti, padri nobili della ribellione desiderante) e, perché no, gli stessi Beatles trascinati in India da George Harrison nell’ashram di Maharishi Mahesh Yogi…-Meloni, tradendo perfino i suoi amati elfi nibelungici mutuati da Tolkien, sembri ora affermare sé stessa come espressione di un’età adulta della politica e del pensiero responsabile quotidiano stessi, ergo una volontà ordinatrice pronta a contrapporsi alla fumisterie (in questo caso anche di marijuana) di un’immaginaria, tutta sua, idea della sinistra, anzi, dei “sinistri”, certamente ai suoi occhi evidenti “fattoni”, dunque “flippati”, una semplificazione che avrebbe potuto portarla ad usare altri sinonimi non meno derisori da fureria o porta carraia che vivono nell’ abbecedario pre-dialettico regressivo delle destre, cose di sicura presa rapida nella volontà mistificatoria, già, se avesse detto direttamente “zecche”, tutto sommato sarebbe stata più sincera verso se stessa e il suo programma post-fascista.

1 Aprile 2025

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